Generazione Z
Ma cosa sanno di loro le aziende?
In questo articolo, un’istantanea della futura forza lavoro
In un articolo del 2014 di HBR - Harvard Business Review si parla, per la prima volta in modo strutturato, di Age Diversity e, quindi, di Age Management, ovvero dell’articolata gestione in azienda di lavoratori che appartengono a generazioni differenti. Per la prima volta, a livello internazionale, si pone l’accento sull’urgenza di intervenire in modo strategico e con strumenti idonei per rendere questa relazione tra mondi così lontani fruttuosa, non solo per l’azienda, ma per gli stessi lavoratori.
Oggi il tema è diventato centrale, come dimostra la Diversity Management Checklist stilata dalla Commissione Europea per aiutare le imprese a ripensarsi in un’ottica di maggiore inclusione rispetto al concetto di diversità (di genere, etnia, di età, ecc.).
Non è mai accaduto che ci fosse un incontro generazionale di tale portata. Un vero melting pot anagrafico composto da quattro generazioni:
- i Baby Boomer (nati tra 1946 e il 1964): i self-made men che vedono l’età della pensione allontanarsi ad ogni cambio di legislatura, che hanno lavorato sempre per la stessa compagnia, e di cui conoscono valori, storia, mission;
- la Generazione X (nati tra il 1965 e il 1976): l’organico di molte aziende è composto soprattutto da questa generazione, la “generazione invisibile” come fu etichettata nei primi anni Ottanta;
- i Millennial (nati tra il 1977 e il 1997): la generazione always on o liquida per parafrasare Bauman;
- la Generazione Z (nati dopo 1997): giovanissimi, mobili e iperconnessi.
Sebbene queste siano solo generalizzazioni, ci aiutano a comprendere meglio le dimensioni di questa diversity e, dunque, l’importanza della sfida che abbiamo di fronte.
Adecco e la sfida generazionale
Adecco è presente in Italia da più di 20 anni. Oltre ad affrontare i molteplici cambiamenti che hanno interessato il mondo del lavoro, ha assistito alla crescita di queste generazioni nel tempo. Ecco perché oggi è pronta a rispondere alle sfide che le organizzazioni affrontano quotidianamente nella gestione del capitale umano.
Proprio per adattarsi meglio a questi cambiamenti, Adecco:
- ha sviluppato nuove business line;
- cura l’inserimento dei giovani attraverso specifici percorsi di formazione;
- ha creato partnership con nuovi brand.
Il nostro obiettivo è affiancare il lavoratore in tutto l’arco della sua carriera professionale.
Chi è la Generazione Z?
I nati dopo il 1997, le ragazze e i ragazzi della cosiddetta Generazione Z, oggi si affacciano al mondo del lavoro in una maniera del tutto inedita rispetto al passato e, per questo, con un pesante carico di luoghi comuni sulle spalle.
Comprenderli senza pregiudizio, accettandone i limiti e indagandone la complessità, sarà fondamentale per ogni azienda che voglia avere successo nel prossimo futuro, perché, insieme ai Millennial (la generazione dei nati tra il 1977 e il 1997), la iGen – come viene anche chiamata – costituirà il 75% della forza lavoro globale entro il 2025.
Connettività senza precedenti
A differenza dei loro genitori o fratelli maggiori, non hanno mai vissuto in un mondo senza Internet e considerano gli smartphone – che, secondo le statistiche, molti possiedono già dall’età di 10 anni - estensione stessa della propria persona, al pari di un braccio o di una mano. Ed è proprio questa straordinaria dimestichezza con il digitale, questa naturale predisposizione alla tecnologia in tutte le sue forme, a rendere i Post-Millennials così appetibili agli occhi di recruiter e uomini marketing.
Ogni aspetto del quotidiano per la Gen-Z è declinato e declinabile in giga, dalle relazioni sociali alle scelte di consumo, dalla politica alle cause sociali, dalla formazione alla carriera. Ogni scelta, azione, iniziativa nasce nelle piazze e stanze virtuali dei social, considerati veri e propri avamposti identitari, dove la privacy è sacra, le opzioni illimitate, il tempo, poco e prezioso.
Consumo etico e sostenibile
Sono consumatori attenti, selettivi e preparati, che chiedono ai brand trasparenza, una buona Customer Relations Management e un pieno coinvolgimento.
Un’altra indagine, condotta da McKinsey&Company, ha rivelato che il 70% degli intervistati acquista prodotti da aziende considerate etiche.
Valori di una Generazione mista
La Gen-Z è totalmente differente rispetto alle generazioni precedenti e non solo per la pervasiva presenza delle tecnologie nel loro quotidiano, ma anche perché sono la prima generazione a crescere in un mondo in cui le relazioni interraziali, i matrimoni gay, i diritti LGTBQ, le lotte a favore dell’ambiente e la gender equality sono presenti e visibili costantemente nell’agenda mediatica e in quella politica.
Il lavoro è lavoro
Giovanissimi, eppure con le idee molto chiare sul loro futuro e sull’importanza di trovare un lavoro che dia loro stabilità e una totale indipendenza economica; costruiscono occasioni concrete, impegnandosi duramente, come hanno visto e vedono fare ai loro genitori.
Questo perché i nativi digitali prediligono forme nuove di apprendimento, pratiche, autonome, interattive, a quelle più tradizionali e istituzionali. Non sorprenda allora che ad avere maggiore rilievo siano invece le soft skill, tra tutte, la capacità di adattamento al contesto e ai cambiamenti, per ben il 70% dei partecipanti alla survey di The Adecco Group.
Ma soprattutto, dovranno tenere a mente che quella che hanno di fronte è, come ha scritto Francesca Devescovi in un articolo su Il Sole 24 Ore, una risorsa scarsa in Italia a causa del crollo delle nascite; e che proprio per questo va indagata, prima, e adeguatamente formata, dopo.
Generazioni a confronto
Come sottolinea HBR nel suo articolo, la presenza di diverse generazioni in
azienda pone la questione di combinare differenti valori e competenze di
persone che sono nate e si sono formate in contesti differenti.
Qualunque impresa, grande o piccola che sia, deve essere preparata a tale
confronto; solo dall’inclusione delle differenze, dalla
valorizzazione delle
pluralità (esperienziali, comportamentali e attitudinali),
infatti,
nascono
opportunità, idee e successi. Diversamente, il rischio è quello di
alimentare stereotipi e con essi un clima di diffidenza e insoddisfazione.
Generazioni a confronto
Come sottolinea HBR nel suo articolo, la presenza di diverse generazioni in
azienda pone la questione di combinare differenti valori e competenze di
persone che sono nate e si sono formate in contesti differenti.
Qualunque impresa, grande o piccola che sia, deve essere preparata a tale
confronto; solo dall’inclusione delle differenze, dalla
valorizzazione delle
pluralità (esperienziali, comportamentali e attitudinali),
infatti,
nascono
opportunità, idee e successi. Diversamente, il rischio è quello di
alimentare stereotipi e con essi un clima di diffidenza e insoddisfazione.

Baby Boomer (1946-1964)
Soprattutto in Italia dove è ancora molto presente il vecchio
paradigma
di avanzamento di carriera, la generazione
leadership è
formata dai più anziani Baby Boomer.
Costoro hanno la capacità di influenzare i collaboratori perché
sanno
come adattare la comunicazione a seconda delle esigenze.
Ma in un mondo in cui giovani trentenni sono a capo di
multinazionali e
startup di successo, bisogna saper gestire l’inversione di
ruoli nel modo più indolore e efficace possibile, sia
per i
dipendenti senior che per i giovani responsabili.

Generazione X (1965-1976)
Un’altra caratteristica che riguarda la Generazione X è l’obsolescenza delle competenze. Questi lavoratori necessitano spesso di una riqualificazione delle skill per colmare il gap di competenze rispetto sia alle generazioni precedenti e sia a quelle successive.

Millennial (1977-1997)
È la generazione di mezzo, quella che sembra più predisposta ad un processo di apprendimento continuo, il cosiddetto lifelong learning, è quella in grado di sfruttare le competenze tanto dei colleghi più giovani quanto di quelli più anziani. I Millennial sono a tutti gli effetti la chiave strategica del cambiamento culturale in azienda: dai vecchi ai nuovi valori, da modelli di gestione gerarchica a modelli collaborativi, da forme tradizionali e analogiche di comunicazione all’uso strategico dei social media. Inoltre, proprio perché si collocano nel mezzo, sono i collaboratori che più di tutti possono favorire l’interazione e la reciproca responsabilizzazione nel team di lavoro.

Generazione Z (nati dopo il 1997)
La generazione Z è la più giovane e rappresenta uno strumento di attraction. Proprio per la loro età, sono coloro che permettono di far fronte a differenti bisogni fra ogni generazione. In un mercato del lavoro così instabile sono anche l’oggetto del desiderio delle aziende in cerca di talenti. Le Risorse Umane spesso fanno leva proprio su di loro per favorire un aumento della retention in azienda, al fine di una maggiore motivazione ed efficienza sia dal punto di vista tecnologico e sia di acquisizione di nuovi valori aziendali.
Noi di Adecco, grazie all’esperienza ventennale, siamo in grado di trovare soluzioni differenti anche in base alle generazioni di lavoratori. Una soluzione ideale per assumere i giovani della Generazione Z è l'apprendistato.
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